La pasta è un alimento considerato basico sulle tavole degli italiani, ed è anche abbastanza sano di per se, anche se molto dipende da quale condimento viene utilizzato per completare il piatto. In caso di problemi di glicemia alta però ad essere sotto accusa non sono i condimenti, ma la pasta stessa. In realtà non si tratta di un alimento vietato a chi soffre di glicemia alta, ovviamente se la patologia che ne è alla base è sotto controllo. Ovviamente la parola chiave è “moderazione”: si tratta di concedersi un piatto di pasta al giorno, commisurato al peso e allo stile di vita.
Pasta: come, quando e quanta mangiarne
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Prima di qualsiasi pasto può essere una buona idea consumare un piatto di verdure a voglia verde, meglio se crude e se contenenti fibra. Un’altra scelta importante in caso di glicemia alta riguarda lo scegliere il tipo giusto. A partire dal formato di pasta: quella lunga ha un indice glicemico inferiore rispetto quella corta. Bisogna poi prediligere la pasta integrale, contenente più fibre: questa sostanza, a contatto con i liquidi si estende all’interno del nostro corpo dilatando i tempi di digestione e quindi ritardando l’assorbimento degli zuccheri introdotti durante il pasto, evitando picchi glicemici.
Pasta e glicemia, in che modalità assumerla
Sul quando mangiarla, non esiste una vera indicazione temporale. Sicuramente non all’interno di un pasto in cui si consumino altri cereali raffinati, come ad esempio dolci o pane. Anche il quantitativo è difficile da stabilire, perché varia molto da persona a persona. Un ultima indicazione utile è quella di scolare la pasta bene al dente. Questo perché l’indice glicemico della pasta viene stravolto da una cottura prolungata. Se una buona pasta al dente può avere addirittura effetti ipoglicemizzanti, grazie alle sue fibre solubili, la degradazione degli amidi che avviene in caso di cottura prolungata rende gli stessi maggiormente assimilabili, vanificando il vantaggio della presenza di fibre.
