Salute

Mangiare 250 grammi di carciofi tutti i giorni. Cosa succede all’intestino, al cuore, al fegato e alla glicemia?

I carciofi sono un ortaggio estremamente apprezzato per il loro sapore ricercato. A Roma è ritenuto un vero e proprio must, protagonista di innumerevoli ricette. Non molti sanno che il carciofo, pur essendo considerato un ortaggio, è in realtà in fiore della pianta Cynara Scolymus, tipica delle regioni mediterranee. Oltre che per il sapore, è particolarmente apprezzato per le sue qualità, soprattutto per la ricchezza di ferro, proprietà che gli conferisce il caratteristico colore scuro quando puliamo i nostri carciofi.

Proprietà e benefici del carciofo

Alcune varietà di carciofo, soprattutto in Sardegna, si possono consumare anche crude, il che preserva alcune delle preziose vitamine, ma in generale le qualità organolettiche del carciofo non vengono compromesse dalla cottura, che in compenso migliora di molto la consistenza e il sapore. Una volta cotti i carciofi diventano più teneri, dolci e digeribili. Il carciofo ha il potere di contrastare l’ipertensione, grazie al suo ottimo contenuto di potassio. E’ ricco di fibre, che migliorano il transito intestinale, saziano e mantengono bassi i livelli di colesterolo. Ha anche ottime qualità depurative, che agiscono sia a livello del fegato che dei reni, in quanto il carciofo è in grado di stimolare la diuresi.

Come agisce il carciofo sui nostri organi

In caso di diabete il carciofo è utile per mantenere stabile i livelli di glicemia nel sangue. Evitano picchi e cali di insulina, e per questo sono utili anche in chi non ha questa patologia ma sta seguendo una dieta dimagrante.  I carciofi sono particolarmente ricchi di inulina, una sostanza capace di prevenire i problemi gastrointestinali e migliorare l’assorbimento dei minerali quali calcio, potassio e ferro, di cui questo prodotto è estremamente ricco. La dose consigliata per godere di tutti questi vantaggi è proprio 250 gr, ideale per fare il pieno anche di antiossidanti, preziosi per il rinnovamento cellulare.

Sara Ester

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