Salute

Bere latte scaduto fa male? Ecco la risposta

Hai acquistato troppo latte e di ritrovi con uno o più cartoni di latte scaduto? O al contrario hai dimenticato di acquistarne di nuovo e hai una bottiglia di latte “fresco” che langue in frigo e sei tentato di consumarlo ugualmente, anche se la data di scadenza è passata. Magari pensando che, tanto, è scaduto da poco.

Come funziona la data di scadenza del latte

Intanto è bene sapere che la data di scadenza, fino al 2003, era più breve: solo 4 giorni dalla data di produzione. Questo per ciò che riguarda il latte fresco, quello che troviamo nel banco frigo.

Ma dal 24 luglio 2003 un decreto ministeriale ha prolungato la data di scadenza a 6 giorni più uno. Quindi la data impressa sul nostro latte è già stata stiracchiata.

Il latte a lunga conservazione ha invece una dura di circa due mesi, grazie al diverso processo di lavorazione. Mentre il latte fresco viene semplicemente pastorizzato, il latte a lunga conservazione viene sottoposto ad alte temperature con il trattamento Ultra Higt Temperature o attraverso sterilizzazione (il raggiungimento di 120° o più gradi per più minuti). Le date di scadenza apposte sono dipendenti dal tipo di trattamento ma non ammettono proroghe e si riferiscono al prodotto chiuso e ben conservato. Una volta aperto si deve tenere in frigo e consumare entro pochi giorni.

Come riconoscere il latte andato a male

Il latte non conservato correttamente o scaduto potrebbe mostrare muffe in superficie, o subire il processo di separazione dell’acqua dalla parte grassa, o ancora formare grumi. Emanerà cattivo odore e assumerà una consistenza strana e sapore acido.  Anche in assenza di queste manifestazioni, è bene evitare di consumare latte scaduto perché come altri prodotti caseari il rischio è di incorrere in una intossicazione alimentare, i cui sintomi vanno dalla nausea, al vomito, ai dolori addominali, fino ad arrivare a manifestazioni neurologiche serie.

Sara Ester

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