La pasta integrale è un’ottima scelta in ogni caso, ma lo diventa in particolar modo in caso di soffra di patologie pregresse, tra cui il diabete. Pur contenendo un maggior numero di carboidrati complessi (fino a 5 volte di più in base al tipo di pasta, di lavorazione e di tipo di grani impiegati) la pasta integrale è sempre la scelta preferibile. Con un indice glicemico pari a 50, da considerarsi quindi moderato, la pasta integrale apporta un maggior numero di fibre. Queste, dilatandosi, hanno l’effetto di ritardare l’assorbimento degli zuccheri nel sangue, regolando i picchi glicemici ed aiutandoci a controllare la glicemia alta.
La pasta integrale si ottiene da grani non sottoposti a processi di raffinazione, così che la maggior parte del chicco viene preservato insieme a tutte le sue sostanze nutritive. Vengono così mantenuti crusca (contenente fibre, antiossidanti, zinco, minerali e vitamine del gruppo B), endosperma e germe (contenenti antiossidanti, acidi grassi polinsaturi, vitamine B ed E, nutrienti ed amidi) in grado di apportare numerose sostanze nutritive che vanno perse nel procedimento per ottenere la farina bianca. A beneficiarne innanzitutto il quantitativo proteico (+12%), oltre ad un maggior contenuto di vitamine. La pasta integrale apporta quelle del gruppo B, in particolar modo Niacina, e vitamine del gruppo E. La combinazione di niacina, vitamina B3 e PP aiutano il metabolismo dei grassi, sostengono il sistema nervoso ed ostacolano i radicali liberi. La pasta integrale è ricca anche di sali minerali quali magnesio, ferro e potassio, in misura maggiore rispetto altri tipi di pasta bianca.
Abbiamo visto come la pasta integrale sia sempre preferibile a quella tradizionale. Favorisce anche un maggior senso di sazietà. Per questo è in grado di rallentare l’assorbimento dei carboidrati, aiutando a prevenire accumulo di adipe e migliorando il transito intestinale. Rispetto alla pasta tradizionale che causa la rapida entrata in circolo del glucosio, con conseguenti cadute. La pasta integrale non provoca picchi glicemici e questo evita gli attacchi di fame dovuti al crollo del picco. Il ridotto stimolo alla produzione di glicemia da parte del corpo evita anche la trasformazione dei carboidrati in grasso.
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