La gotta è una delle patologie più antiche del quale si ha traccia. Conosciuta un tempo come “la malattia dei signorotti”, la gotta rappresenta da secoli una grossa problematica. La gotta appartiene alle malattie metaboliche, e consiste in un accumulo anomalo di acido urico nelle articolazioni. Si manifesta con attacchi di artrite, la cui sintomatologia comprende dolore e arrossamento degli arti, difficoltà a muoversi, dolore al tatto. La causa sta nel deposito di cristalli di acido urico, in particolare nelle estremità, come dita dei piedi (in particolare le articolazioni dell’alluce, caratteristica che gli ha valso anche il nome di podagra.
In genere i cristalli vengono eliminati con la diuresi. L’accumulo di acido urico, detto anche iperuricemia, può derivare sia da una eccessiva produzione da parte del corpo sia da un cattivo o ridotto lavoro dei reni. Perché questo avvenga, dipende da vari fattori, non particolarmente chiari. Potrebbe essere ereditarietà, insufficienza renale, obesità, consumo di alcolici, ipertensione e persino alcuni tumori causano questo disturbo. Sin dall’antichità era stato chiaro come l’alimentazione influisse particolarmente, dato che si era registrato come solo chi potesse permettersi il consumo di carne tendesse a soffrire di questa patologia. Da qui il riferimento ai signorotti. Un’alimentazione povera di carni e ricca di verdure e fibre dunque è la strada migliore per evitare la malattia o tenerne a bada la riacutizzazione.
Appurato che gli l’acido urico si elimina attraverso le urine, la prima cosa da fare è bere molto. Almeno 1 litro e mezzo di acqua al giorno, persino due, possono sicuramente ridurre il problema. Bene poi evitare alcolici, succhi di frutta e bevande energetiche che rischiano di introdurre sostanze che affatichino ulteriormente il lavoro dei reni. Una bevanda che può aiutarci a ridurre i sintomi, stranamente, è il tanto discusso caffè. Uno studio ha dimostrato come consumare da una a tre tazze di caffè al giorno riducesse del 22% il rischio di gotta, mentre salendo a 4 tazze, il rischio si riduceva fino al 57%. Questo perché il caffè riduce i livelli di acido urico aiutandone l’espulsione dal corpo.
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