Salute

Cosa succede se con la glicemia alta mangi pasta al dente? Incredibile

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la pasta non è del tutto vietata a chi soffre di diabete. Certo, è un alimento da assumere con moderazione e evitando di inserire all’interno dello stesso pasto alimenti ad alto indice glicemico. Inoltre ci sono alcune accortezze che puoi adottare per ridurre l’indice glicemico della pasta. Ad esempio, la pasta lunga -come spaghetti, trenette, spaghettini – ha un indice glicemico inferiore rispetto ai formati di pasta corta, come penne, maccheroni o farfalle. Un’altra cosa da tenere il conto è il perché la pasta sia in grado di alzare la glicemia. Ebbene, questo processo è in gran parte legato alla sua cottura. Dunque, cosa succede se con la glicemia alta mangi pasta al dente?

Cuocere la pasta riducendo l’indice glicemico

L’amido contenuto della pasta durante la cottura viene trasformato in glucosio. Se la cottura è prolungata la pasta diviene più digeribile, a spese però della glicemia. Infatti, un tempo di digestione più breve significa anche rapido assorbimento del glucosio da parte dell’organismo, con tutto ciò che ne consegue. Un picco glicemico significa anche che poco dopo ne seguirà la caduta, con conseguente ipoglicemia e aumento della sensazione di fame. Mangiare pasta scotta è dunque contro-producente. L’ideale in caso di glicemia alta e non solo è consumare pasta al dente, con grande beneficio della linea, della salute e anche del gusto. A chi piace una pasta buona per incollare la carta da parati?

Indice glicemico della pasta, ecco cosa sapere

La pasta di semola di grano duro ha un indice glicemico di 45, a patto sia scolata al dente. Una buona scelta potrebbe essere optare per la pasta integrale, con un indice glicemico inferiore e che in più ci fornisce un maggiore apporto di fibre, utile affinché la glicemia non salga troppo in fretta. Le fibre infatti dilatano i tempi di digestione, evitando che il glucosio sia assorbito troppo rapidamente dal corpo. O ancora si può scegliere la pasta ottenuta dalla farina di legumi.  Idealmente non si dovrebbe consumare pasta più di 3 volte la settimana e sempre come alternativa ad altre forme di cereali. Un’altra alternativa gustosa ed originale alla pasta comune sono gli spaghetti di soia, con un indice glicemico di 31, ricchi di fitoestrogeni e dall’azione anti-colesterolo.

Sara Ester

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