Oggi esploreremo una delle monete più iconiche e desiderate della storia del Regno d’Italia, le 10 Lire di Vittorio Emanuele III, note anche come “10 Lire Biga”. Questi esemplari non rappresentano solo una forma di valuta, ma narrano un’epoca di grande trasformazione per il nostro paese. La loro coniazione è stata autorizzata con il Regio Decreto n. 1651 del 30 settembre 1926, e la moneta ha conosciuto il suo corso legale nello stesso anno.
La moneta ha una composizione in argento con un titolo di 835, un peso lordo di 10 grammi e un diametro di 27 mm. Con circa 63 milioni e 700 mila esemplari coniati, la sua ampia circolazione ne ha fatto un oggetto di interesse per i collezionisti. È interessante notare che il valore di questa moneta è principalmente legato alla sua condizione di conservazione; solo gli esemplari in altissima conservazione, noti come Fior di Conio (FDC), possono raggiungere quotazioni significative nel mercato numismatico.
Le 10 Lire Biga sono state coniate dalla Zecca d’Italia dal 1926 fino al 1930. Durante questo periodo, la moneta ha preso parte attivamente alla vita quotidiana degli italiani. A partire dal 1931, invece, sono stati emessi esemplari esclusivamente destinati ai collezionisti, alterando il panorama numismatico e trasformando queste monete in oggetti da investimento.
Nel collezionismo, la condizione di una moneta è cruciale. Esempi in Fior di Conio possono raggiungere prezzi notevoli. Ad esempio, una moneta del 1932 è stata battuta all’asta nel 2013 per 4.600 euro, mentre altre monete del 1928 e del 1926 hanno raggiunto rispettivamente i 1.955 euro e 1.150 euro. Questi dati evidenziano come la numismatica possa rivelarsi un investimento potenzialmente redditizio per chi sa riconoscere e preservare le rarità.
Analizzando il design delle 10 Lire Biga, notiamo che al dritto è impressa la testa del Re Vittorio Emanuele III, senza corona, orientata verso sinistra, accompagnata dalla scritta “Vitt – Em – III – Re d’Italia”. Al verso, una figura femminile rappresenta l’Italia, che guida una “briosa briga” di cavalli, simbolo di forza e dinamismo. Bene in vista, troviamo anche il nome del modellista Giuseppe Romagnoli e dell’incisore Attilio Silvio Motti.
Un aspetto affascinante della moneta è il contorno con la scritta “Fert” in incuso, alternata tra nodi sabaudi e rosette. Alcuni esemplari presentano due rosette consecutive nel bordo, un segno distintivo dei tondelli preparati dalla società italiana metallurgica di Brescia. Queste particolarità non solo arricchiscono la storia della moneta, ma sono anche indicatori importanti per i collezionisti che cercano autenticità e rarità.
Le versioni pensate per collezionisti, emesse dal 1931 al 1934, sono particolarmente ricercate. Con una tiratura limitata di 50 unità, catalogate come R3, queste monete possono raggiungere quotazioni tra 1.500 e 4.000 euro se in condizioni Fior di Conio. Il collezionismo di queste monete non è solo una questione di valore monetario; rappresenta un’emozione, una connessione con la storia e un’opportunità di preservare il patrimonio culturale italiano.
Le 10 Lire di Vittorio Emanuele III non sono semplicemente monete, ma pezzi di storia che catturano lo spirito di un’epoca. Che si tratti di appassionati o di nuovi collezionisti, la ricerca di queste monete offre una finestra unica sul passato, permettendo di mettere le mani su un sito storico tangibile. Che tu sia un collezionista esperto o un neofita, la scoperta di queste meraviglie numismatiche può rivelarsi un’entusiasmante avventura nel tempo e nel valore culturale.
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