Le pesche sono il frutto dell’albero Prunus Persica, appartenente alla famiglia dei Prunus da cui vengono anche le susine, le albicocche, le mandorle e i ciliegi. Di pesche esistono varietà sia a maturazione estiva che autunnale. Possono essere spicche o non spicche. Con questo termine si indica la capacità del nocciolo di venire via dalla polpa. Nelle varietà spicche il seme si estrae senza difficoltà, mentre nelle varietà non spicche il seme è saldo alla polpa e questa vi rimane attaccata. Sono frutti aromatici, dolcissimi e ricchi di acqua, fibre e vitamine, oltre ad apportare numerosi sali minerali, ideali per recuperare quelli persi a causa del caldo. Ma cosa succede se mangi pesche a pranzo e cena con glicemia e colesterolo alto?
Le pesche sono un frutto mediamente calorico: ne apportano 51 ogni 100 gr di prodotto, con 12 gr di carboidrati totali. Il loro indice glicemico è di 35, considerato quindi idoneo al consumo da parte di un diabetico o di chi soffre di glicemia alta. Le pesche contribuiscono a convertire il grasso in energia, aiutando a ridurre il tessuto adiposo. In caso di diabete però meglio non superare i 100 gr al giorno. Le pesche sono anche ricche di fibre, che contribuiscono a rallentare la trasformazione degli zuccheri in glicemia e riducono l’assorbimento di colesterolo. Su quest’ultimo le pesche agiscono anche grazie al loro apporto di composti fenoloci. Queste sostanze si legano agli acidi biliari e favoriscono l’espulsione del colesterolo in eccesso.
Ricordiamoci però di consumare questo frutto eccezionale lontano dai pasti, o evitare almeno di mangiarle all’interno dello stesso pasto che contenga carboidrati e latticini. Questi alimenti infatti rendono la digestione più lenta, facendo si che la pesca fermenti all’interno del tratto digerente, causando tensione e disturbi. Le pesche sono ricche di antiossidanti, che contribuiscono a rallentare l’invecchiamento cellulare. Sono idratanti e diuretiche e ci aiutano nella dura lotta contro la pelle a buccia d’arancia. Sono ricche di vitamine A e C, oltre ad apportare alti quantitativi di potassio: ben 333 mg ogni 100 di prodotto. Questa sostanza è particolarmente utile con il caldo, che ci espone ad un maggior rischio di squilibrio degli elettroliti.
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