Sembra strano a dirsi, ma ad alcune persone piace il sapore di bruciato, e non solo sulla carne, che si suol chiedere ben cotta. Anche nei prodotti da forno, o nei cibi precotti provvisti di panatura, e persino nei fritti, per quanto sia più difficile bruciare qualcosa in questo caso. Altri mangiano bruciato per non sprecare il cibo frutto di un errore di distrazione. Capita spesso che del riso resti attaccato al fondo della pentola, magari perché si è risposto al telefono o controllato una e-mail di troppo. O che le bruschette siano rimaste un secondo di più sulla brace. Fortunatamente c’è spesso qualcuno che ci toglie -e il caso di dirlo- la questione dal fuoco dicendo “lo mangio io quello, a me piace bruciato!”. Ma se nessuno si offre e la parte bruciata toccasse a te, ecco cosa è bene sapere.
Cosa succede se mangi cibo bruciato? Indipendentemente dagli ingredienti da cui è composto, il cibo bruciato sviluppa sostanze cancerogene. Per cibo bruciato si intende quanto parti del prodotto divengono nere a causa dell’eccessiva cottura. Può capitare frequentemente con la pizza, soprattutto se cotta al forno a legna, con il pane, con le patate. Ma anche saltando la pasta, cuocendo risotti o biscotti e cereali. Questi sono anche i più pericolosi da cuocere a lungo: gli alimenti ricchi di amido infatti andrebbero cotti ad una temperatura massima di 120° per evitare che rilascino una sostanza chiamata Acrilamide, da tempo sotto accusa come fattore di rischio per il cancro.
Da i prodotti ricchi di grassi invece si formano i perossidi, mentre dalle carni si sviluppano ammine eterocicliche. Ovviamente è l’accumulo e la frequenza che rendono queste sostanze particolarmente pericolose, quindi se hai mangiato bruciato occasionalmente non sei esposto più di chiunque altro al rischio di sviluppare tumori. Ma da oggi, con queste informazioni, valuta di eliminare almeno la parte annerita, che proprio non andrebbe mangiata. Le cotture prive di rischio di bruciature sono quella al vapore e la bollitura. Anche le friggitrici ad aria sono utili, in quanto sviluppano ca il 40% in meno di acrilamide rispetto la cottura in olio. Per tutte le altre, l’unica cosa è monitorare attentamente la cottura e girare spesso il cibo.
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